Alfredo Cifani

Nasce a Fermo nel 1939. Si trasferisce a Milano ai primi anni sessanta ove ha lavorato nel settore dell'Ingegneria Industriale

 sino al 1984; da quì in poi, optando per una scelta coraggiosa, si dedicherà esclusivamente alla sua, da sempre, grande passione.

Svolge attività di pittore, scultore, incisore.

 

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..a quest'ultima categoria d'artisti mi pare appartenga più propriamente Cifani; che mostra, anche nelle opere di piccole

dimensioni, anche nelle brevi, preziose incisioni, di riconoscersi nel ruolo, nobile e antico, dell'artista profetico, depositario

della chiave di una realtà sopra, oltre, dopo le cose immediatamente visibili...

Rossana Bossaglia

 

...valorizzando le sue doti rappresentative oltre che arricchendo l'immagine più significativa del fantasticare, rese in un

linguaggio di piena attualità e - insieme - documento delle proprie scelte visuali. Un problema estetico che l'artista insegue con

perentoria raffinatezza e con il quale si consegna all'amatore d'arte come concreto modello della stessa dimensione creativa,

già duttilmente professata.

Domenico Cara

 

...Attento agli accadimenti salienti del nostro tempo, ha elaborato un suo dialogare, reale e irreale insieme, che si articola in

maniera sempre più personale...Ricordando che Osvaldo Licini assumeva essere la pittura "l'arte dei colori e delle forme

liberamente concepiti", Cifani ci affida un suo mondo denso di suggestione, in cui si coglie una vivida componente

surreale, ricco d'inventiva, che necessita una contemplazione attenta - meditata - per coglierne compiutamente la rilevanza.

Luigi Dania

 

...Opere dense di invenzioni fantastiche, sorprendenti e inattese. A volte metafisiche, silenti. con un gioco di colori forti, mai

errato. Le opere di Cifani non sono di immediata lettura, vanno scoperte e assunte lentamente. E questo è un bene. Che ci

sorprendano con qualcosa di nuovo che non avevamo notato prima, ogni volta che le guardiamo.

Giorgio Magnoni

 

...Qui voglio riferirmi, per concludere, ad una constatazione, che è anche un interrogativo. In almeno due dipinti di Cifani:

"Triangolo celeste" del 1992 e "Piramide con triangolo rosso" del 1995 mi è parso di cogliere altrettante citazioni

liciniane. Sono citazioni intenzionali? Se la risposta è affermativa, Cifani estrae dal cappello a cilindro delle sue sorprese

anche questo piccolo gesto di connivenza verso chi, come lui e prima di lui, ha saputo dare spessore poetico ai fantasmi

 che si agitano in ciascuno di noi.

Carlo Melloni

 

...In un equilibrio precario sempre ricercato dal pittore, i suoi dipinti e le sue non meno evocative incisioni si muovono fra due

poli espressivi opposti, quello del sentimento e quello della ragione. Se nell'impianto generale delle sue opere predomina

infatti un lirismo espresso in forme talora astratte, evocato attraverso colori struggenti, mentre gli elementi che compongono

i suoi paesaggi dell'anima conservano la forza icastica di un'arte primitiva che cerca, attraverso il disegno nitido costruttivo,

di suggerire l'essenza delle cose rappresentate...

Stefano Papetti

 

...nelle opere più recenti Cifani attenua la corposità di alcuni dei suoi tipici elementi di stupefazione, lascia trasparire in modi

più estatici e larghi quel silenzio e quell'immobilità con i quali ogni sua immagine si è sempre presentata. La complessa

metamorfosi esposta nelle sue opere attraverso oggetti spesso sovrapposti e apparentemente estranei alla natura

del paesaggio, appare ora interiorizzata, si manifesta come accadimento dall'interno secondo un processo

ambiguo di spoliazione...

Roberto Sanesi

 

...nel suo percorso artistico ha sviluppato uno stile proprio, inconfondibile, surreale, immaginifico, fantastico, difficilmente

"catalogabile" con l'etichetta di una corrente. Le sue opere estremamente raffinate sotto il profilo tecnico, richiedono

uno sguardo attento e analitico, vanno godute sul piano visivo - sopratutto per il sapiente, incisivo uso del colore- ma

 poi vanno scandagliate con la sensibilità dell'osservatore per cogliere suggestioni, emozioni, ricordi "cristallizzati"

 nel caleidoscopico viluppo di immagini simboliche che abitano i suoi dipinti.

Daniela Simoni

 

Le Marche, terra di quiete e stranite realtà

di rudi misticismi e di dolcissime asprezze, hanno sempre dato al nostro paese artisti capaci di arrecare alla più

arrischiata, e partecipata, ricerca formale e linguistica l'impronta di una solitudine risentita, quasi di un isolamento

predestinato in cui si accumulano gli echi di culture antichissime a far da riscontro, e da riparo, all'urgere delle novità

che limpidamente si avvertono. Accade così che, in questa terra d'incroci, persistano allucinazioni immemorabili

d'eredità mediterranea e rappresi tumulti: d'anima nordica, questi ultimi, e primigenia.

Io credo che nella pittura di Alfredo Cifani siano evidenti i tramandi che in qualche modo accomunarono artisti,

pur diversissimi, d'estrazione marchigiana. A cominciare dal De Carolis, dolcemente preraffaellita e michelangiolesco,

allo stregato Licini. Resistono questi tramandi... Per averne un esempio emblematico basta riandare al trittico

Firmum, interpretazione di un tipico paesaggio marchigiano

che Cifani dipinse nel 1978/79 stringendo le cose rappresentate in una serrata logica di "natura morta", necessitata

da ordini pressochè implacabili. Eppure quel trittico, così come in tutti i paesaggi in cui si avvertono tracce di

fantastiche e misteriose presenze, testimonia d'un senso panico dell'essere, di quegli impulsi di "natura naturans"

che segretamente esplodono in vibrazioni neoromantiche e in stremati lirismi...

Franco Solmi 1984